29 Novembre 2019 Dicono di noi

Il Verdicchio di casa Ceci e il miracolo dello “sfuso”

Ecco l'articolo che parla di noi pubblicato sul Corriedere Adriatico nella pagina Economia.

Sulle belle colline che cingono San Paolo di Jesi, il vino di Enrico Ceci (e di sua moglie Nazzarena e del resto della famiglia) fa sempre la sua bella figura. Certo, lo sfuso si prende la fetta più importante del mercato. «Ci dicono spesso -confermano Enrico e Nazzarena- che ci facciamo concorrenza da soli». Per le bottiglie, Verdicchio e Rosso Piceno portano la quota di produzione poco sopra i 10mila pezzi all’anno ma rappresentano soltanto il 10% della produzione, a cui vanno aggiunti una grappa di Verdicchio sopraffina (“Stelle del cielo”, il nome è tutto un programma) e un ammiccante vino di visciola. Quindi, se la matematica non inganna, il vino della famiglia Ceci fugge via (90%) tra dame e botticelle, con il bianco che fa sempre la voce grossa. L’azienda agricola d’altronde poggia sui vigneti (10 ettari) ma anche sugli altri 8ha tra ulivi (Leccino, Frantoio, Rosciola, Mignola e Sargoncina per un olio molto buono) e cereali. Una bella storia di vino, non c’è che dire. Con radici fortissime visto che i primi Ceci che hanno sudato e lavorato queste terre sono apparsi alla metà del 1800. Una passione, quella per il vino, antica, che è sempre voluta rimanere in questo solco delle poche bottiglie e del tanto sfuso. Dall’inizio (Luigi e Vittoria Ceci) e oggi (Enrico e Nazzarena) la filosofia è rimasta inalterata. Anche nell'amore totale per la terra e per i suoi miracoli («Noi viviamo con il vino di tutti i giorni»). Entrambe le bottiglie sul mercato prendono il nome dalla contrada (Santa Maria d’Arco), dove insiste la proprietà. C’è il Ross oPiceno Doc con uve Montepulciano eS angiovese che si fa apprezzare e poi la perla di casa Ceci,il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore. Colore paglierino carico con riflessi verdognoli. Rotondo, morbido al palato, dal gusto sapido con il tipico retrogusto amarognolo. Il 2001 è stata la prima annata di produzione. Un’esaltazione dei sapori e dei profumi fruttati tipici del vitigno che si propone morbido e gentile al palato. Con il coniglio in porchetta l’abbinamento è davvero straordinario. Ma anche con i vincisgrassi (fatti secondo tradizione) non si scherza.

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